Cosa succede quando sei a casa a lavorare in smartworking in un caldissimo martedì di giugno, guardi fuori dalla tua fortunata finestra e vedi il massiccio del Pordoi che ti fa furtivamente – ma neanche troppo – l’occhiolino?
Cosa succede se hai una chat aperta su Whatsapp che si chiama “Trail” con altri quattro fuori di testa come te che ogni tanto si dilettano nell’ammazzarsi i quadricipiti sui sentieri di montagna?
Succede che inizi a pianificare una di quelle cose che da quando hai cominciato a spostare l’attenzione delle tue scarpe da corsa dall’asfalto ai single track, hai sempre avuto in mente: fare il Giro dei 4 Passi attorno al gruppo del Sella a piedi e non, come sin da piccolo sei sempre stato abituato a fare, con gli sci.
E quindi alla centodiciottesima versione della traccia, dopo aver sentito due rifugi, una guida alpina e qualche persona decisamente più esperta di noi della zona, ecco che abbiamo battezzato il percorso che abbiamo poi caricato su Komoot e che trovate qui sotto, nel remoto caso in cui voleste replicare la pazzia 👇
La settimana che ha preceduto la data prescelta (29 agosto) l’abbiamo passata a guardare il meteo che purtroppo non prometteva nulla di buono, possibili piogge lungo tutta la giornata e praticamente certi rovesci nel pomeriggio. A mettere ulteriori dubbi sulla fattibilità ha contribuito un fantastico temporale con tuoni che ci ha allietato il brevissimo sonno della notte. Appuntamento alle 5.45 della mattina successiva per valutare il da farsi.
Sveglia alle 5, colazione con latte, biscotti e panino allo speck (questo dettaglio è importante) e naso fuori dalla finestre: qualche nuvola, ma per il momento niente pioggia. Mi recuperano Filippo, Stefano e Noppy e si sale verso il Passo Pordoi, punto designato per la partenza del giro così da poter fare subito la parte più tecnica del percorso (in senso antiorario) e non ritrovarcela invece a fine giornata con kilometri e dislivello sulle gambe col rischio di non essere sufficientemente lucidi.
Alle 6.15 siamo al punto di partenza, il cielo albeggia dietro le nuvole, possiamo tranquillamente partire senza frontale, un discreto freddo ci costringe a partire molto più bardati di quanto avessimo previsto, foto di rito (Stefano, scusa, è l’unica che abbiamo fatto) e spingiamo le gambe su verso i circa 600m di pendenza della forcella Pordoi.

In 58′ siamo al Rifugio Forcella Pordoi, proviamo a guardarci attorno per godere di un panorama che solitamente mostra il paesaggio lunare del gruppo del Sella da una parte e il Belvedere dall’altra, ma purtroppo le nuvole basse non ci permettono granché. Ci indirizziamo quindi verso il punto più alto di tutto il percorso, i 3.152m del Piz Boè, sfruttando con un certo gusto anche la possibilità di slanciare le gambe in una breve corsetta fino alle pendici del picco.
In cima fa ancora più freddo (ma dai?) e quindi non ci fermiamo molto, le mani si stanno già congelando e ci prepariamo ad affrontare il sentiero 638 che scende fino al Rifugio Franz Kostner. La discesa era un’incognita, motivo per cui avevamo interpellato diverse persone sul modo più intelligente per scendere dal Rifugio Capanna Fassa, ma alla fine si è rivelato un percorso sicuramente tecnico, ma scenografico, gestibile e sicuramente piacevole, ad eccezione di un breve tratto attrezzato che ci ha “costretti” a un po’ di attenzione in più rispetto al previsto (potete vedere la foto qui sotto).
Una volta ai piedi del Pordoi raggiungiamo in corsa il rifugio dove, alle nove di mattina, veniamo accolti come se avessimo appena ucciso il simpatico golden retriever della proprietaria ma riusciamo comunque a ordinare un caffè americano – decisamente rivedibile – e un panino allo speck (e due!) per recuperare le forze. Riprendiamo quindi il percorso e scendiamo lungo il sentiero 637 – l’ultimo tratto tecnicamente impegnativo – che ci porterà prima a fianco del Rifugio Bec De Roces prima e al Passo Campolongo poi. E finalmente cominciamo a vedere della civiltà!
Da qua fino al Passo Gardena il tracciato è decisamente piacevole e a lunghi tratti corribile, alternando brevi salite su piste da sci a tratti nel bosco. Particolarmente bello, a mio parere personale, il sentiero 645 che da sopra Corvara ci ha portato fino a Colfosco tagliando una strada forestale e rimanendo sempre tra gli alberi. Da qui la salita al secondo Passo di giornata durante il quale la fatica ha cominciato a farsi sentire in maniera più importante di prima, complice anche l’avvicinarsi dell’ora del pranzo e il fatto che il sentiero 8B prevedeva discretissimi 3km di salita e circa 400m di dislivello.
Il percorso prevedeva poi di raggiungere Plan de Gralba dove avevamo ipotizzato di consumare un lauto pranzo ma decidiamo, visto l’incombere di minacciosi nuvoloni, di sforzare ancora un po’ le gambe e far fuori un altro po’ di dislivello. Qualche bestemmia dopo arriviamo in vista del Rifugio Comici che, per dovere di cronaca, rispetto a tutte le malghe, malghine e malghette che vedrete durante questo pezzo di salita, è quello bianco. In fondo. In cima. Li mortacci sua.
Devo dire che il sentiero che ci ha portati fino al meritato pasto è stato il peggiore di tutto il giro, tutto su piste da sci, larghe, pendenti e tanto belle d’inverno quando oscene d’estate. Peccato. Per fortuna che c’era un piatto di speck (e tre!) ad aspettarci a tavola.
Mentre mangiamo comincia a diluviare e quindi una volta terminato ci bardiamo e proviamo a raggiungere la destinazione finale del giro: tornare in cima al Passo Pordoi. Cominciamo a correre lungo il sentiero che dal Cominci porta al Passo Sella, la famosa Città de Sassi (che simpaticamente in inverno ti costringe a racchettare come un dannato sugli sci) e nel frattempo cominciano a cadere fulmini abbastanza vicini.
Arriviamo quindi in corsa ai piedi dell’impianto del Lupo Bianco e qui decidiamo che è giusto mettere un punto alla nostra giornata: un po’ la stanchezza, un po’ il freddo, un po’ il diluvio e un po’ i fulmini non ci rendono tranquilli nell’affrontare l’ultimo tratto di dislivello. Aspettiamo un pullman e torniamo alla macchina.
Comunque, che figata, 37km e 2.400m D+! Toccherà tornare per completare il giro!

PS: per la cronaca, la sera a cena ho mangiato un piatto di speck (e quattro!)
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